Advocacy

Accanto all’attività medica, EMERGENCY è sempre stata impegnata nella promozione di una cultura di pace. Solo identificando con chiarezza le cause della guerra, è possibile farne scoprire l’orrore e l’ingiustizia. Solo denunciandone l’orrore e l’ingiustizia si può convincere il pubblico della sua inadeguatezza come strumento per la risoluzione dei conflitti e della necessità di superarla. Le campagne di sensibilizzazione e promozione di una cultura di pace hanno contribuito ad alimentare la reputazione e la notorietà di EMERGENCY. Già nei primi anni di vita, l’Associazione ha preso una posizione netta nei confronti delle mine antiuomo e della guerra presso l’opinione pubblica italiana, posizione maturata dall’esperienza diretta sul campo.

1995

CAMPAGNA PER IL BANDO DELLE MINE ANTIUOMO Nel 1995 abbiamo iniziato a lavorare in Nord Iraq per curare le vittime delle mine antiuomo. A partire da quello che vedevamo nelle nostre sale operatorie, abbiamo chiesto pubblicamente al ministro della Difesa di prendere posizione contro le mine antiuomo. Il 2 agosto 1994 il Parlamento italiano aveva già deliberato una moratoria sulla produzione ed esportazione delle mine antiuomo. Nel 1996, su nostra iniziativa, i cittadini italiani hanno invitato un milione di cartoline al Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro per «la rapida discussione e l’approvazione di un progetto o disegno di legge» per vietare la produzione, il commercio e l’uso delle mine da parte dell’Italia. Il 29 ottobre 1997 il Parlamento italiano ha approvato la legge n. 374 che proibisce in Italia la fabbricazione, lo stoccaggio, la vendita, l’esportazione e il possesso delle mine, componenti, brevetti o tecnologie e anche la partecipazione economica in società estere che abbiano a che fare con la produzione e la vendita di mine. Il 2 dicembre 1997 l’Italia ha firmato la Convenzione di Ottawa sulla messa al bando delle mine antiuomo che vieta l’uso di queste armi.

2001

UNO STRACCIO DI PACE Il 7 ottobre 2001, poco meno di un mese dopo l’attentato delle Torri gemelle e al Pentagono, gli USA hanno attaccato l’Afghanistan per “sconfiggere il terrorismo”. L’attacco era sostenuto da larga parte della comunità internazionale, Italia compresa. Mentre la guerra veniva propagandata come legittima difesa, EMERGENCY denunciava quell’attacco come un altro atto di violenza su un popolo già devastato da decenni di guerra. Abbiamo chiesto allora ai cittadini italiani di esprimere il loro dissenso con uno straccio di pace, il simbolo di riconoscimento di chi «vuole trovare nuove forme di stare insieme, nuovi modi per risolvere i problemi che non siano la violenza, il terrorismo, la guerra».

2002

CONTRO LA GUERRA IN IRAQ Nell’autunno del 2002, mentre si preparava la guerra all’Iraq, abbiamo lanciato l’appello «Fuori l’Italia dalla guerra» con una mobilitazione diffusa in tutta Italia, Il 10 dicembre 2002, nell’anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, più 500 mila persone hanno manifestato nelle strade di tutta Italia e altrettante hanno firmato l’appello che abbiamo consegnato ai presidenti della Repubblica e del Consiglio, di Camera e Senato e dei gruppi parlamentari.

2002

FERMIAMO LA GUERRA Abbiamo chiesto ai giuristi Luigi Ferrajoli, Domenico Gallo, Danilo Zolo di preparare il testo della proposta di legge di iniziativa popolare «Norme per l’attuazione del principio del ripudio della guerra sancito dall’art.11 della Costituzione e dallo Statuto dell’Onu» che chiede una serie di garanzie che rendano operante l’articolo 11, ne consentano un’effettiva applicazione e prevedano rigorose sanzioni per le sue violazioni. Abbiamo raccolto 137.319 firme, che sono state presentare all’ufficio Testi Normativi della Camera dei deputati il 17 giugno 2003.

2003

CESSATE IL FUOCO Nell’autunno 2003, con l’intensificarsi della guerra in Iraq e in Afghanistan e gli attentati in Turchia, in Palestina e in Cecenia, abbiamo promosso un appello per mettere fine alla violenza: «I cittadini del mondo non riescono neppure più a piangere le tragedie del terrore: a una bomba segue un’autobomba, a ogni morto una vendetta che genera altri morti e altre vendette. nomi diversi – guerra, terrorismo, violenza – si traducono poi, tutti, in corpi umani fatti a pezzi e pezzi di umanità perduti per sempre. Non vogliamo più vedere atrocità: è disumano che gli esseri umani continuino ad ammazzarsi. Fermiamo questa spirale, o alla fine non resterà più niente, nessuno avrà avuto ragione o torto, ci sarà solo una catena infinita di lutti e distruzioni». Il nostro appello fu sottoscritto da oltre 76 mila persone.

2010

IL MONDO CHE VOGLIAMO «Il mondo che vogliamo» è il titolo del Manifesto che abbiamo presentato nel settembre 2010 all’incontro nazionale di EMERGENCY per chiedere un mondo senza guerra, dove siano garantiti i diritti essenziali di ogni essere umano – salute, istruzione, informazione… – nella condivisione di valori fondamentali come pace, democrazia, diritti e uguaglianza.

2011

NO ALLA GUERRA IN LIBIA Nel febbraio 2011 la comunità internazionale e l’Italia hanno dichiarato guerra alla Libia. Per colpire un dittatore, fino a pochi mesi prima sostenuto da molti governi occidentali, si decideva di attaccare un intero Paese e violare la Costituzione italiana. Abbiamo promosso un appello ispirato a una celebre frase di Einstein: «La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire» e indetto una manifestazione a Roma partecipata da migliaia di persone. Il nostro appello ricevette decine di migliaia di firme. Pochi giorni più tardi, inviammo un team di chirurgia di guerra a Misurata, la città più colpita dalla guerra.

Oggi i temi della guerra e dell’immigrazione richiedono un impegno di comunicazione e di approfondimento ulteriore rispetto alla promozione del nostro lavoro, per impostare un’attività di advocacy a più livelli che permetta all’organizzazione di promuovere un cambiamento che parta dal coinvolgimento dell’opinione pubblica fino ad arrivare alle istituzioni.

Non credere una parola, ogni volta che cercheranno di spiegare come sarà bella la guerra futura, tecnologica, selettiva, “umanitaria”. Sarà solo un altro carico di morte e di miserie umane. Gino Strada – BUSKASHI Viaggio dentro la guerra

Il punto di partenza di EMERGENCY è sempre l’osservazione e l’analisi del suo lavoro sul campo: i dati quantitativi raccolti negli ospedali e nei diversi progetti, all’estero e in Italia, così come gli elementi qualitativi – storie e conoscenza diretta del contesto – sono alla base di ogni sua azione pubblica. Questi dati vengono condivisi all’interno degli organi decisionali dell’Associazione, confrontati con quelli di Istituti di ricerca, di organismi nazionali e internazionali indipendenti e ufficiali, tra cui le agenzie ONU, SIPRI, ISTAT. Una volta valutati alla luce del più ampio contesto politico, si definiscono le priorità strategiche in termini di campagne di sensibilizzazione e di azioni specifiche rivolte al mondo istituzionale. Individuate le tematiche, l’Ufficio comunicazione ha il compito di declinare il messaggio, sviluppare gli strumenti e identificare i canali di promozione. Il coinvolgimento dei gruppi territoriali è un supporto fondamentale per garantire la diffusione capillare sul territorio ed è complementare alle attività decise e gestite dalla sede operativa[1].


LE PRINCIPALI TEMATICHE AFFRONTATE NEL 2017

 

ADVOCACY ISTITUZIONALE

Su mandato del Consiglio Direttivo, il Comitato Esecutivo di EMERGENCY definisce le azioni delle attività di advocacy verso le istituzioni nazionali e internazionali; il Field Operations Department – Ufficio che coordina i progetti umanitari – o la Presidenza si occupano dell’implementazione[2].

Nel 2016, EMERGENCY ha aperto un ufficio a Bruxelles per poter svolgere attività di advocacy e networking nel cuore d’Europa e stabilire relazioni con i rappresentanti delle maggiori istituzioni europee e altri attori della società civile. L’obiettivo è quello di influenzare e orientare i decision makers su priorità e modalità di intervento. EMERGENCY chiede alle istituzioni di impegnarsi per rispetto del diritto universale alla cura, suggerendo priorità sanitarie e proponendo modelli di intervento sostenibili con una visione di lungo periodo anche in contesti di emergenza. Dal 2016 fa parte del Tavolo di lavoro sui minori stranieri non accompagnati che ha lavorato all’attuazione della L. 47/2017 “Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati”. Nel 2017 è entrata nel Tavolo Asilo per poter intervenire al processo legislativo e dare un contributo come ente che ogni giorno sul territorio si occupa di tutela del diritto d’asilo e di accoglienza.

Sempre sul tema immigrazione e accoglienza, EMERGENCY ha partecipato all’iniziativa “Access to Services – Including Education and Health: Access to Health and Psychological Support”, all’interno della Global Conference – Children on the Move tenutasi a Berlino nel giugno 2017.

A giugno 2017, EMERGENCY ha partecipato agli European Development Days, che avevano al centro il tema della migrazione e della mobilità. EMERGENCY ha organizzato un dibattito dal titolo “Vulnerabilità nei processi migratori: una prospettiva sanitaria” in cui hanno partecipato altre ONG e Istituti. Nel 2017, l’attività di advocacy a Bruxelles ha contribuito a orientare l’allocazione di risorse economiche dell’Unione Europea destinate alla Repubblica Centrafricana. L’attività di advocacy ha anche contribuito alle fasi preparatorie, a Ginevra e New York, del Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare (Global Compact for safe, orderly and regular migration – GCM).

EMERGENCY concentra le sue attività di comunicazione e advocacy su 4 tematiche principali:

DIRITTO ALLE CURE

Promuoviamo lo sviluppo di sistemi sanitari e progetti basati sui principi di Eguaglianza, Qualità e Responsabilità Sociale, che rispettino i diritti umani, permettano lo sviluppo della scienza medica e siano efficaci nel promuovere la salute rafforzando e generando risorse umane, scientifiche e materiali. I servizi sanitari devono essere gratuiti e accessibili a tutti. Basati sui bisogni di tutti ed essere adeguati ai progressi della scienza medica. Non possono essere orientati, strutturati o determinati dai gruppi di potere, né dalle aziende coinvolte nell’industria della salute. Dal “Manifesto per una medicina basata sui diritti umani”


ABOLIZIONE DELLA GUERRA

La maggiore sfida dei prossimi decenni consisterà nell’immaginare, progettare e implementare le condizioni che permettano di ridurre il ricorso alla forza e alla violenza di massa fino alla completa disapplicazione di questi metodi. La guerra, come le malattie letali, deve essere prevenuta e curata. La violenza non è la medicina giusta: non cura la malattia, uccide il paziente. L’abolizione della guerra è il primo e indispensabile passo in questa direzione. Gino Strada


MIGRAZIONE

È necessario comprendere la migrazione come un fenomeno complesso. Io credo che i migranti siano una risorsa, per l’Europa e per l’Italia in particolare. Si tratta di integrare delle persone e di considerare il plusvalore che quelle persone portano. Certamente il piano deve essere serio e credibile. Il primo passo è quello di creare dei corridoi umanitari e sicuri, ma la vera sfida è quella di imparare a convivere in un mondo sempre più interconnesso garantendo il diritto alla mobilità e riducendo le diseguaglianze. Rossella Miccio


COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Negli ultimi 24 anni ci siamo confrontati con alcune delle più grandi crisi umanitarie, purtroppo molte di queste si sono cronicizzate e oggi la situazione è peggiore di quella che abbiamo trovato al nostro arrivo. Siamo testimoni del fatto che le emergenze hanno impatti di lungo periodo. Per questo motivo, non riteniamo efficace un approccio che tenga distinto l’aiuto umanitario dall’aiuto di medio e lungo termine e che non si fondi sulla pratica dei diritti umani e sul riconoscimento della eguaglianza in dignità di ciascun individuo. Rossella Miccio